Agostiniani dell'Assunzione

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La Congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione (A. A.), è stata fondata nel 1850 a Nîmes, nel sud della Francia, dal Padre Emanuele d'Alzon che voleva una famiglia religiosa moderna e al tempo stesso radicata nella Tradizione, vale a dire sensibile alle grandi cause di Dio e dell’uomo. La nostra vocazione si esprime nel motto scelto dal Padre fondatore: "Venga il tuo Regno". Il reverendo Padre d'Alzon, insieme alla madre Emmanuel - Marie Correnson, fondò anche un ordine di suore: le Oblate dell'Assunzione.

Gli Agostiniani dell’Assunzione, d’origine francese, sono presenti in tutti i continenti. Discepoli di S. Agostino e fedeli alla sua Regola condividono nella vita comune, fede, preghiera ed apostolato. Insieme si sentono chiamati a raccogliere le tre grandi sfide dell’abbandono della fede, dell’esclusione sociale e dell’ingiustizia. L’Assunzione è una Congregazione polivalente. Alcuni tra noi sono insegnanti, ingegneri, giornalisti, infermieri, psicologi, altri missionari, animatori di pellegrinaggi, cappellani in ospedale o nelle prigioni, preti in parrocchia. Le attività dell’Assunzione vanno dalla ricerca teologica, agli studi specializzati, alla missione nei paesi meno sviluppati del mondo, con una scelta preferenziale per il dialogo con le chiese orientali e l’impegno ecumenico, e per l’annuncio del messaggio cristiano attraverso l’azione sociale ed i grandi mezzi di comunicazione di massa. In quest’ultimo settore, gli Assunzionisti hanno creato la Casa editrice francese Bayard Presse ed a tutt’oggi continuano ad occuparsi del suo sviluppo.

La Congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione è presente in Italia dal 1855. La prima comunità fu fondata a Roma da alcuni Padri francesi. La presenza Assunzionista in Italia non ha mai contato su un numero particolarmente importante di religiosi, ma, modestia a parte, dove è difettato il numero è abbondata la qualità. Venite a conoscerci e verificherete di persona!

Oggi è possibile incontrarci a Firenze e a Cannero Riviera (Verbania) oltre naturalmente a Roma dove ha sede la Casa Generalizia della Congregazione.

 
La vita di Sant'Agostino PDF Stampa E-mail

Sant'Agostino

Un cercatore di Dio

(354-430)

Sant'Agostino

Tardi ti ho amato...

“Tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova; tardi ti ho amato!
Tu eri dentro di me, e io stavo fuori, ti cercavo qui, gettandomi, deforme, sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le creature che, se non esistessero in te, non esisterebbero per niente.
Tu mi hai chiamato, il tuo grido ha vinto la mia sordità; hai brillato, e la tua luce ha vinto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo, e io l'ho respirato, ed ora anelo a te; ti ho gustato, ed ora ho fame e sete di te; mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace.”

 

"Sant'Agostino, nostro patriarca, sarà la nostra guida principale", diceva il P. d'Alzon, nostro Fondatore. Questo titolo di "patriarca" che egli aggiunge al suo nome, non indica soltanto un antenato da venerare. Agostino deve essere la nostra guida per gli studi, ma anche l'ispiratore del nostro modo di vivere la vita religiosa.

Chi è Sant'Agostino? Prima di tutto un cercatore di Dio. Nato il 13 novembre 354, a Tagaste, in Algeria, da Patrizio, un modesto impiegato municipale ancora pagano, e da Monica, una cristiana fervente. Agostino si era smarrito in una setta durante nove anni, prima di diventare cattolico nel 386. Egli attribuisce questa conversione alle lacrime di sua madre, come pure ad Ambrogio, vescovo di Milano, che lo battezzerà nella notte del 24-25 aprile 387. Di ritorno in Africa, nel 388, Agostino comincia a vivere come monaco, un termine che per lui non significa vivere solo (monos), come anticamente i monaci d'Egitto o di Siria, ma vivere avendo "un sol cuore ed un'anima sola". Diventato sacerdote nel 391, poi vescovo di Ippona nel 394, estenderà quest'ideale a tutti i suoi sacerdoti. Quest'ideale non è altro che quello degli Atti degli Apostoli : "Prima di tutto, vivete unanimi in casa, avendo una sola anima e un cuore solo protesi verso Dio."

Per Agostino, la vita religiosa comporta tre dimensioni:

- una vita di comunione fraterna, con le sue esigenze di condivisione e di scambio. "Numerosi quanto ai corpi, ma una sola cosa nell'anima, numerosi nel corpo, ma una sola cosa di cuore, costoro si possono chiamare veri monaci..."

- una vita rivolta verso Dio, che deve permettere a ciascuna delle proprie consorelle di realizzare la sua vocazione umana, come è definito nel celebre testo delle Confessioni: "Sei tu che spingi (l'uomo) a compiacersi nel lodarti, perché tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te..."

- una vita donata agli altri: Agostino non ha preferito la solitudine, che pur l'attirava, al servizio degli uomini al quale l'ha chiamato la Chiesa. Egli giustificava così la sua scelta "Non preferite la vostra tranquillità ai bisogni della Chiesa e pensate che se gli uomini non l'avessero assistita nella sua nascita, voi non sareste nati alla vita spirituale."

Questa è la carta della vita religiosa. Essa corrisponde esattamente all'ispirazione del P. d'Alzon per la vita delle Oblate: un gruppo di religiose che vivono in "comunità apostolica", disponibili per la missione. Agostino ha lottato contro la setta dei Manichei in cui si era smarrito, conto i Donatisti che dividevano la Chiesa, contro i pagani che pretendevano di fare a meno di Cristo, contro Pelagio che dimenticava la grazia, ecc... Aveva la preoccupazione di formare i cristiani attraverso la sua predicazione, di render giustizia con equità, di fare attenzione in modo speciale ai poveri. Ha spesso descritto la sua carica come un peso. Se era disturbato durante la preghiera dagli "affari", diceva : "Lascio Dio per Dio!". Pur conducendo una vita divorata, Agostino ha avuto tempo, tra l'altro, di scrivere quei tre capolavori che sono "Le Confessioni", un'autobiografia, in cui racconta soprattutto l'opera della grazia in lui, "La Trinità", una lunga meditazione sul Dio dei cristiani, infine "La Città di Dio", un'apologia della fede cristiana di fronte agli dei del paganesimo. Questi scritti hanno segnato in modo duraturo il pensiero cristiano. Oltre alla regola, di essi continua a nutrirsi, oggi, la nostra vita religiosa.

Agostino è morto il 28 agosto 43O, "come povero di Dio", non avendo nulla da lasciare per testamento. La Chiesa dell'Africa del Nord, a cui il suo pensiero aveva dato tanto splendore, sarà saccheggiata poco dopo dai Vandali, e sparirà con l'arrivo dell'Islam. Ma il vero testamento di Agostino sono i suoi scritti e il suo spirito che gli sono sopravvissuti. Una parola riassume tutto: amore. "Questo è il grande segno, il grande principio di discernimento. Abbi pure tutto ciò che vuoi, ma se l'amore ti manca, il resto non ti serve a niente..."

MARCEL NEUSCH

Assunzionista

 

Comunita di Firenze

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