Africa, ciclone Idai. Vescovo di Beira: popolazione reagisce alla grande desolazione

Il ciclone Idai, secondo un bilancio provvisorio dell’Onu, ha provocato oltre 700 morti fra Mozambico, Zimbabwe e Malawi. I soccorritori non riescono a raggiungere tutte le aree colpite dal disastro. L’emergenza è la mancanza di cibo e acqua potabile, ci racconta il vescovo della diocesi di Beira mons. Claudio Dalla Zuanna

Roberto Piermarini – Città del Vaticano

Il ciclone Idai, che si è abbattuto sulla costa del Mozambico il 14 e 15 marzo, procedendo poi verso Zimbabwe e Malawi, è stato seguito da forti piogge che hanno ulteriormente aggravato la situazione. Le persone colpite dal disastro sono 1,7 milioni di cui 600mila sfollati. L’Onu considera ormai ufficialmente questa emergenza allo stesso livello di gravità delle crisi umanitarie provocate dai conflitti in Siria e Yemen. Il ciclone ha devastato Beira, seconda città del Mozambico, ma la situazione rischia di essere molto più grave nell’entroterra, non ancora raggiunto da soccorritori. Immagini via satellite, ha reso noto il Programma Alimentare Mondiale (Pam) mostrano estese zone inondate, compresa una sorta di “oceano interno” che ha sommerso completamente un’area di 125 chilometri per 25 – pari all’estensione del Lussemburgo – con acque profonde fino a 11 metri.

Caritas a lavoro, creata una commissione di emergenza

Proprio da Beira parla a Radio Vaticana Italia il vescovo mons. Claudio Dalla Zuanna. “Ci sono migliaia di famiglie senza un minimo rifugio, nemmeno due pareti sulle quali poggiare un tetto di lamiera. L’emergenza tuttavia è la mancanza di cibo e acqua potabile”. Mons Dalla Zuanna,  aggiunge però che la popolazione sta cominciando a reagire col poco che ha. “Diversi i canali di aiuto finanziario attivati – racconta al microfono di Camillo Barone – dalla Conferenza Episcopale del Mozambico e dalla diocesi italiana di Vicenza”, dalla quale provengono alcuni sacerdoti missionari che operano a Beira. Inoltre il presule riferisce che le prime risorse provenienti dalla Caritas nazionale ed internazionale stanno per essere distribuite ai fedeli delle parrocchie della diocesi, che al momento vivono l’emergenza prioritaria della mancanza di cibo e acqua oltre che all’assenza di abitazioni stabili. Anche la casa stessa del vescovo è andata distrutta, ma come ha raccontato mons. Dalla Zuanna, è stato possibile fondare nelle uniche stanze accessibili, una commissione di emergenza che quotidianamente provvederà a coordinare gli aiuti umanitari per tutti gli abitanti della diocesi nell’area più colpita dal ciclone Idai. Leggi Anche

Caritas internationalis: in Mozambico difficile distribuire aiuti

Unicef: a Beira scarseggiano cibo ed acqua potabile. Rischio di epidemia

L’entità della devastazione in Mozambico appare sempre più grande, mano a mano che i soccorritori raggiungono l’area colpita. “Le agenzie di aiuto stanno appena cominciando a vedere l’estensione del disastro. Interi villaggi sono stati sommersi, edifici sono stati rasi al suolo, scuole e centri sanitari sono stati distrutti”, ha detto il direttore dell’Unicef Henrietta Ford, dopo essere arrivata a Beira, la città mozambicana di 500mila abitanti travolta dal ciclone, dove ormai scarseggiano cibo e acqua potabile. “La situazione potrà ancora peggiorare prima che ci siano miglioramenti”, ha aggiunto la Ford, secondo la quale c’è il rischio del diffondersi di epidemie che potrebbero trasformare “questo disastro in una catastrofe”.

Agenzia Onu per i rifugiati: salvare la vita delle persone compresi i rifugiati

EFE/ Andre Catueira

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) sta lavorando con governi e partner umanitari in Mozambico, Zimbabwe e Malawi per fornire assistenza ai sopravvissuti del ciclone. L’Unhcr sta inviando i team di risposta alle emergenze, mettendo a disposizione la propria esperienza e gli operatori, e distribuendo aiuti alle persone colpite da un disastro che non ha precedenti nella storia recente della regione. L’impegno dell’Unhcr vuole essere una manifestazione di solidarietà verso gli abitanti di quella regione che, per decenni, hanno accolto i rifugiati e condiviso le loro già limitate risorse. I team dell’Unhcr sosterranno gli sforzi in corso per rispondere alle urgenti necessità di salvare la vita delle persone colpite, inclusi i rifugiati. L’Agenzia Onu per i rifugiati sta allestendo rifugi di emergenza e distribuendo articoli di primo soccorso provenienti dai magazzini dislocati a livello globale, nel tentativo di aiutare circa 30.000 persone in gravi difficoltà, compresi i rifugiati nello Zimbabwe, le comunità che li ospitano, e la popolazione locale costretta a fuggire a causa del ciclone. La popolazione colpita ha estremo bisogno di articoli di prima necessità, cibo, cure mediche e ripari. Tra gli aiuti da distribuire ci sono: tende per famiglie, teloni impermeabili, materassi, set da cucina e utensili, taniche, secchi, zanzariere, lampade solari e sapone.

La situazione dei profughi in Mozambico, Zimbabwe e Malawi

In Mozambico, il Paese più colpito, il governo ha indetto lo stato di emergenza nazionale, con un numero di vittime presumibilmente superiore a 1.000. Attualmente il Paese ospita circa 25.000 rifugiati, che fortunatamente non sono stati colpiti dal ciclone.

In Zimbabwe, il governo ha dichiarato lo stato di calamità. Stando a quanto si sa, le vittime del ciclone ammontano ad oltre 100. Si ritiene inoltre che siano due i distretti gravemente colpiti, tra cui il distretto di Chipinge, che ospita il campo di Tongogara. Lì vi risiedono attualmente circa 13.000 rifugiati, molti dei quali hanno riportato danni, ma nessuno ha perso la vita. L’Unhcr sta effettuando rapide valutazioni nel campo di Tongogara per determinare l’entità dei danni; in base alle informazioni disponibili, si calcola che 2.000 case di rifugiati, costruite principalmente con mattoni di fango, sono state completamente o parzialmente danneggiate. Più di 600 latrine sono state distrutte e si teme che l’acqua del pozzo sia contaminata a causa delle inondazioni. Esiste il pericolo reale di un’epidemia di malattie trasmesse dall’acqua.

Anche in Malawi il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e si contano 84 vittime. Sono almeno 15 i distretti e due le città danneggiati, con circa 840.000 persone in tutto il Paese colpite dalle inondazioni. Circa 94.000 persone sono fuggite dalle proprie abitazioni e hanno trovato riparo in campi improvvisati per sfollati interni. Gli insediamenti di rifugiati in Malawi non sono stati colpiti direttamente. Più di 4.400 cittadini mozambicani, tra cui donne e bambini, sono stati costretti a cercare riparo nel distretto di Nsanje, nel Malawi. L’Unhcr assiste sia i nuovi arrivi dal Mozambico che le comunità di accoglienza del Malawi.