Chiesa Santa Maria Maddalena de’ Pazzi

Per giungere alla chiesa di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi il visitatore deve percorrere la stretta via medievale chiamata Borgo Pinti. Lungo questa via, un tempo fuori della città, era stato fondato nel 1256-1257 un monastero di convertite detto Santa Maria Maddalena la Penitente. L’edificio gotico del 1257, di semplice forma rettangolare, con finestre ad archi a sesto acuto le cui sommità sono ancora visibili in alto sul muro esterno meridionale, costituisce il nucleo della chiesa attuale.
Nel 1312 il monastero fu affidato alle monache dell’ordine cistercense, uno dei più antichi ordini monastici dell’occidente. Il nome fu allora cambiato in Santa Maria Maddalena di Cestello.
L’isolamento dell’ubicazione era caratteristico dei cistercensi, ma già nel Quattrocento la cerchia muraria si era allargata sino a includere il monastero. Nel 1442, su iniziativa del cardinale Domenico Capranica e dell’abate Timoteo di Giannino, da lui nominato, le monache furono trasferite e sostituite dai monaci cistercensi della Badia a Settimo.

Un periodo di grande rinnovamento ebbe inizio nel 1481, nel momento in cui i cistercensi fiorentini si accingevano a fondare e a dirigere una nuova congregazione di monasteri del loro ordine in Toscana. Con i contributi dei benefattori laici di tutti i quartieri di Firenze venne costruita una nuova cappella maggiore ad est, con una retrostante cappella del coro, dodici cappelle distribuite ai lati della navata, un refettorio, due dormitori, un chiostro interno e il bel porticato a colonne ioniche tra la chiesa e la strada.
L’abate Antonio di Domenico Brilli, attivo dal 1458 al 1508 circa, diresse l’attività artistica. Il porticato davanti alla chiesa e probabilmente il rinnovato chiostro interno vennero progettati da Giuliano de Sangallo. Benché non ci siano documenti diretti che testimonio la committenza medicea, sappiamo che il cugino germano e il genero di Lorenzo (Lorenzo Tornabuoni e Jacopo Salviati) fondarono ciascuno una cappella ed elargirono fondi per la costruzione di un chiostro.
Tra il 1481 e il 1526 la chiesa fu abbellita con undici pale d’altare, tre affreschi, vetrate e rilievi scolpiti in pietra serena sugli archi d’ingresso alle cappelle. Il monastero, chiamato semplicemente Cestello, divenne una vera e propria galleria dell’arte rinascimentale fiorentina, con quadri di Botticelli, Ghirlandaio, Perugino, Lorenzo di credi e Cosimo Rosselli. La maggior parte di queste opere sono andate disperse; altre sono esposte in varie sedi a Firenze.
I cistercensi rimasero qui fino al 1628, anno in cui, nonostante le loro disperate proteste, furono costretti a lasciare questo monastero per un altro, l’attuale San Frediano in Castello. Il Papa Urbano VIII, su pressioni del fratello, il cardinale Francesco Barberini, trasferì le carmelitane di quel monastero (fra cui due nipote dello stesso Barberini) in questo alloggio più comodo, in Borgo Pinti, che ebbe il titolo di Santa Maria degli Angeli.

Nel 1628 iniziano i lavori di ampliamento e di ristrutturazione del monastero, diretti dall’architetto Luigi Arrigucci. Una nuova fase artistica ebbe inizio nel 1669, anno della canonizzazione di Maria Maddalena de’ Pazzi (Firenze, 1566-1607). Carmelitana di famiglia patrizia fiorentino, era conosciuta per le sue visioni mistiche e le guarigioni miracolose. In Italia il suo culto ebbe una vasta popolarità dopo la sua morte. Le suore carmelitane del monastero in cui essa visse trasportarono le sue reliquie al monastero di Borgo Pinti. Nel 1685, una splendida nuova cappella maggiore, progettata da Ciro Ferri e costruita sul luogo della cappella maggiore e del coro dei cistercensi, era pronta a riceverne le reliquie. Nel 1710 la santa fu dichiarata contitolare della chiesa, donde il nome attuale di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, che ricorda il primo nome del monastero (Santa Maria Maddalena).
Fra il 1811 e il 1812 molti tesori furono portati a Parigi per il progettato Museo Napoleone. Nel tardo Ottocento, quando Firenze era capitale d’Italia, una parte del monastero venne abbattuta per permettere il prolungamento di Vita della Colonna. La parte conservata fu adibita a scuole. Nel 1888 le carmelitane lasciarono il monastero, portando con loro le reliquie della Santa e sistemandosi, dapprima nel monastero suburbano di Piazza Savonarola, in seguito, nel 1928, sulle colline di Careggi in Via dei Massoni 26. Successivamente la chiesa appartenne al clero secolare fino al 1926, quando fu affidata ai Padri Agostiniani dell’Assunzione. Da allora Santa Maria Maddalena de’ Pazzi è la chiesa ufficiale della colonia francese di Firenze. Il governo francese e il comitato Francia-Italia hanno contribuito generosamente al restauro necessario dopo l’alluvione calamitosa del 1966.

Dimora per sei secoli di monaci di clausura, questo luogo accoglie oggi laici devoti e visitatori che vengono ad apprezzare il patrimonio artistico e la serenità dell’ambiente.