GESÙ SULLA MONTAGNA

San Matteo e il suo discorso di Gesù sulla montagna ai capitoli 5-7, ci sembra un buon testo per entrare nel cammino santo dei quaranta giorni, perché queste settimane diventino una nuova tappa del nostro cammino spirituale verso il traguardo della storia dell’Uomo, la Felicità presente ed eterna.

Vi invitiamo a meditarli come cammino di santità, che ha tre tappe:

a uscire dalla palude di nostri peccati.

b lasciarci illuminare dalla Verità del vangelo.

c vivere costantemente uniti a Dio nella sua grazia.

Non è un cammino in linea retta, ma ascensione e a spirale, passando sempre sui tre punti, perché uscire dal peccato è progressivo, prima da quello mortale volontario, poi da quello veniale voluto, poi dai difetti che ci degradano da figli di dio ad animali ragionevoli.

Il P. Emanuele d’Alzon ci è di grande aiuto nella meditazione scritta per i religiosi, due anni prima di andare in Cielo, e quindi colmo di saggezza e di esperienza, oltre che di santità perché è per la Chiesa “Venerabile”, quindi fonte di aiuto spirituale, e anche di grazie, per coloro che lo venerano.

La Sapienza di Dio ci rivela che la vera causa di ogni degrado è il peccato delle Origini trasmessoci per via genetica, unito ai nostri peccati, che degradano tutto il nostro essere e l’agire a vari livelli di gravità. 

Eravamo usciti “nuovi” dalle mani di Dio che ci aveva creati, plasmati e formati con immenso amore e con un progetto di felicità eterna.

Nelle difficoltà odierne, la bonifica dell’essere e dell’agire umani ci sembra la priorità in assoluto, per cessare con le lamentazioni inutili col gioco del “non è terribile”, e passare alla gioia di vivere la vita come è oggi.

“Parlerò dei tre diversi stadi di colui che esce dalla malattia spirituale”, riferendosi ai religiosi che fanno il ritiro spirituale.

(Il testo è un adattamento per i laici, tratto dagli scritti Scritti Spirituali pag. 365-371, P. Emanuele d’Alzon 7° Meditazione).

Cedimento della vita soprannaturale negli anziani.

-La morte di Lazzaro. (Giovanni 11,1 e seguenti)

Lazzaro, amato da Gesù, esce dopo quattro giorni dal sepolcro. Era ammalato e le sue sorelle inviano un messaggero a Gesù per dirgli: «Signore, ecco che colui che ami è malato». (Gv 11,3).

Gesù non va a trovarlo; al contrario, si allontana.

È terribile, non per Lazzaro, visto che tale agire dirà la potenza e l’amicizia di Gesù nei suoi confronti, ma per le molte anime amate da Gesù e lasciate a sé stesse per la deplorevole decadenza in cui si sono messe.

Come avviene tutto questo?

È incontestabile che quest’anima, oggetto del disgusto di Dio che la abbandona, sia amata dal Salvatore.

Ma, con l’avanzare dell’età è caduta in uno stato di cedimento che non è ancora la morte, ma che vi assomiglia molto.

Infatti, quali sforzi fa per sfuggire al peccato, per praticare i comandamenti e sviluppare le virtù del suo stato?

Coloro che hanno abbandonato la fede in quale abisso sono caduti?

Sono caduti a poco a poco; lo spirito della loro chiamata cristiana si è ritirato da loro perché sono stati infedeli alla grazia, perché le idee soprannaturali sono svanite, e le loro molteplici infedeltà, apparentemente leggere, li hanno lentamente imprigionati con mille piccoli legami.

E non sono riusciti a romperli al momento della lotta nella tentazione.

Si sono allora trovati senza forza come Sansone ai piedi della figlia dei Filistei dalla quale si era lasciato sedurre, e, in attesa che giungano le cadute pubbliche, arrivano quelle segrete.

Quanto tempo può durare uno stato simile?

Dio solo lo sa.

Ma quanto è pericoloso!

Lo è ancora di più poiché in loro non esiste più il rimorso.

Si sono fatti una coscienza cauterizzata, insensibile, paralizzata.

È allora che si può percepire l’immenso pericolo delle idee false e falsate.

Quest’anima non è morta, ma in quale orribile letargo è caduta? Chi la risveglierà?

Sarà sempre più difficile a mano a mano che i giorni passano!

Triste destino dell’anima chiamata da Dio a una così alta perfezione d’Amore, e per la quale il numero degli anni trascorsi non fanno altro che aggravare il peso del suo torpore e diminuire le possibilità di salvezza!

Più si moltiplicano i benefici, più l’ingratitudine aumenta.

Con simili disposizioni dove andrà a finire quest’anima che tanto avrebbe potuto fare per la gloria del suo Dio e per il bene dei suoi figli?

Siamo sinceri: L’anima del credente giunta a uno stato simile sta per morire, vive ormai nella paralisi spirituale.

Non prova alcun desiderio di chiedere la salute; non soffre troppo, non ha grandi rimorsi, non sa più cos’è il fervore, l’aborrimento del peccato; tratta con leggerezza le sue colpe; e intanto passano gli anni che la separano dal sepolcro e dal giudizio di Dio.

Chi le dirà quando sarà passata dal peccato veniale al peccato mortale?

Considerate che il peccato mortale, se arriva, non verrà

percepito, tanto quest’anima è stata resa insensibile

dall’abitudine al peccato veniale volontario.

Chi le dirà qual è la differenza tra la maldicenza più o meno leggera e la maldicenza che porta alla morte dell’anima?

Lo stesso vale per gli altri peccati.

Cedimento della vita soprannaturale nei giovani.

-Il figlio della vedova di Nain. (Luca 7,11-15)

Molti vedono in questo ragazzo la figura dell’anima che finisce per soccombere a una colpa molto grave, nonostante l’abitudine al peccato non sia stata ancora contratta come nel caso precedente.

Questo stato, non potrebbe essere quello di un giovane vittima di una recente e grave trasgressione?

Il suo stato è grave, ma è recente; e, soprattutto, se il peccato mortale non è stato consumato, può ancora uscirne; ma quanto è difficile per un essere sminuito, spezzato, ferito!

Vuole e non vuole; è come se la sua volontà venisse fatta a pezzi ed è giunto il momento di portarlo alla tomba.

L’avvertimento che il Signore dà è sufficiente: «Ragazzo, io te lo dico, alzati!».

Ecco il comandamento di Colui che è la Vita divina; essa si comunica al cadavere, l’anima si ricongiunge al corpo, e Gesù Cristo lo rende a sua madre.

Questa storia potrebbe essere la vostra, giovani pieni di fervore e di colpo caduti nell’apatia più deplorevole?

Il giogo dei Comandamenti vi ferisce, il pensiero di obbedire vi ripugna, la pratica della carità vi è odiosa.

Che sono venuto a fare nella Chiesa di Dio?

Ve lo chiedete continuamente; e se non siete morti alla vita della grazia, siete o sembrate morti alla vita della fede.

Qual è la causa di un simile stato?

Una tentazione accettata, una vigliaccheria commessa, una colpa sopraggiunta, l’abbandono dell’anima ai ricordi di un tempo, non so quali rimpianti per la libertà che vi sembra perduta; infine, la vita di fervore si è trasformata in una vita di profondo disgusto.

Chi impedisce di lasciare tutto?

Non lo sappiamo.

Spesso si fa.

E invece di essere un santo, entriamo nella schiera dei cristiani “normali”, e ancora ci fermassimo lì.

Fin dove si spingerà questa situazione?

Non vi fate illusioni.

Questo stato non è pericoloso solo per coloro che lo subiscono, ma lo è altrettanto per coloro che li circondano.

Guardate cosa sono quelle conversazioni che non esprimono altro che veleno; guardate quegli esempi che portano a dire: «Più o meno tutti agiscono così, posso dunque farlo anch’io».

Ieri eravate infiammati di fervore.

È durato poco; la fiamma dei santi desideri si è subito spenta e di tante magnifiche risoluzioni non resta altro che cenere. Che fare?

Ebbene! ve lo dico:

Se Gesù Cristo ha resuscitato il ragazzo di Nain per renderlo a sua madre, non può forse resuscitarvi per rendervi alla Chiesa del Padre?

Il passaggio di Gesù Cristo nella vostra preghiera e nei Sacramenti che ricevete, vi ordina di alzarvi.

Gli obbedirete?

Rinuncerete alla triste cerimonia della morte della vostra anima?

Abbandonerete questo inizio di corruzione che penetra in voi e che infetta la vostra intelligenza?

Una domanda di enorme importanza, visto che dipende da voi ritornare alle vostre disposizioni svanite; soltanto che, dopo le esperienze cominciate, bisogna riflettere a lungo; e se esse sono umilianti, bisogna saper prendere una decisione coraggiosa.

Caduta passeggera e prontezza del pentimento.

-La figlia di Giairo. (Marco 5,22-43)

Dio non ci deve nulla, e non dovendoci nulla è padrone di ritirarsi non appena abusassimo dei suoi doni.

Guai all’anima che non conoscesse il valore dei favori divini!

Guai all’anima che avendo commesso una grave colpa non si affrettasse a ripararla, a espiarla e a espellerla dal suo essere!

Mi rivolgo a voi che da poco avete messo piede nella via

dei santi e che il peccato ha interrotto bruscamente. Tornate in voi stessi, fate in fretta, è ora.

Avete la grazia, non affievolitela, e meditate spesso sulla giovane figlia di quel capo della sinagoga.

Voi non siete morti, ma dormite.

Affrettatevi a svegliarvi e che d’ora in poi il vostro fervore risarcisca per il vostro letargo il divino Maestro.

Conclusione

Fratelli e sorelle mie, a quale di questi tre stati appartenete?

-Siete forse sull’orlo di una caduta passeggera? Ammirate la misericordia del Padre che, appena caduti, provvede subito a risollevarvi.

-Siete in quella situazione umiliante in cui la decadenza si fa sempre più accentuata?

Pensateci. Le conseguenze pesano su voi e sugli altri.

Il contagio si estenderà a causa vostra?

-Infine, fate parte di quegli “anziani” che approfittano di questo loro status per giustificare la pigrizia nella via della santità?

Ancora una volta, pensateci e avvicinatevi e Colui che ha detto: «Io sono la resurrezione e la vita».

Scongiuratelo di resuscitarvi e di comunicarvi la Vita di Dio per non perderla mai più d’ora in avanti. Così sia!