P. Giuliano Riccadonna a.a.

La Parola di Dio, ci accompagna in questo tempo di coronavirus

Padre Giuliano Riccadonna, 70 anni, sono agostiniano dell’Assunzione. Attualmente sono formatore ed economo della comunità religiosa di Firenze.
Sono il parroco della Parrocchia di San Donato in Polverosa e responsabile della Pastorale Universitaria di Firenze.

Ci racconta il contesto attuale della pandemia di Covid-19 nella Chiesa e il posto che la Parola di Dio dovrebbe occupare nella vita dei fedeli cristiani in questi tempi difficili.

Parrocchia San Donato in Polverosa

Durante questi giorni di confino, molti cristiani cattolici affermano di soffrire per l'assenza di messa pubbliche. Come capire questa mancanza?

E’ vero che le celebrazioni senza Popolo dei fedeli, sono una realtà che neanche durante le guerre si conoscevano, o almeno in modo molto limitato nello spazio e nel tempo. I nostri fedeli hanno dovuto accettarle con la consapevolezza che il rischio del contagio era troppo grande. Il valore di una vita è incommensurabile. Come pure il valore della Celebrazione Eucaristica. Questo drastico cambiamento ci riporta alla chiesa primitiva, o anche alla chiesa missionaria, in alcune parti del mondo, dove la celebrazione dei sacramenti avviene ogni due o tre mesi, o anche più.

Tra le tante alternative per ovviare a questa mancanza, altre optano per la messa in televisione? Con una simile iniziativa, non perdiamo quindi il vero e profondo significato della Messa?

Sicuramente avrà l’effetto di farci entrare più a fondo nel mistero della “fractio panis”. Già il cardinale Ennio Antonelli, più di dieci anni fa, dava questa indicazione alla diocesi di Firenze: “Meno messe, più messa”. Sembra uno slogan. In realtà proprio questo digiuno eucaristico ci spinge a chiederci: “Di chi, o di cosa sono affamato? Di cosa o di chi, sono assetato?” Siamo nel tempo quaresimale di purificazione, di rinnovamento interiore, di rinascita. Tempo che ci mette davanti alla Croce di Cristo che diventa anche più reale quando è unita alla sofferenza e alla morte di tante persone vittime della pandemia. Questo tempo, costretti a vivere nello spazio delle nostre famiglie, ci obbliga a ripensare anche allo “spazio interiore”. Pensavamo di poter gestire lo spazio e il tempo a nostro libero piacimento e ora siamo “co-stretti” da chiusure di vario tipo. La nostra libertà è “ri-dimensionata”.

Con un gruppetto di giovani abbiamo parlato anche del “peccato originale che si trasmette alle generazioni che seguono. Spontaneamente hanno fatto l’associazione con questo virus che viene trasmesso anche senza volerlo: un male che affetta tutti coloro che ne vengono contagiati. Ma non c’è solo il male fisico, c’è anche il male spirituale, il male sociale e tutti ne siamo contagiati.

P. Giuliano Riccadonna a.a.

Quindi che ne dici della comunione spirituale ?

L’aspetto positivo di questo “digiuno” sacramentale è che obbliga a ritrovare la presenza del Signore, non solo negli spazi sacri, ma “in spirito e verità” come dice Gesù alla samaritana. Sicuramente le messe televisive o per radio o sui social sono un mezzo efficace per rimanere in comunione con il Popolo di Dio e i suoi pastori: si tratta di una modalità di partecipazione che ci auguriamo non debba proseguire per molto tempo, anche se necessaria e ben giustificata in questa fase di prevenzione del contagio. Aspettiamo il tempo in cui potremo cantare: « Ecco la dimora di Dio tra gli uomini….”. La comunione spirituale è un mezzo per aiutarci a entrare in comunione con il Signore che si è fatto Pane di Vita per donarsi a ciascuno. Nello stesso tempo, essa mette in evidenza il fatto che, talvolta, l’abitudine alla comunione sacramentale, se non è accompagnata dalla conversione del cuore e da una vita di testimonianza nella carità, rischia di perdere la sua fecondità.

Ci stiamo muovendo verso la "privazione" della messa questa primavera. Qual è il tuo consiglio ai cristiani cattolici?

Un altro punto che mi sembra positivo: questo tempo stimola le famiglie credenti a rivedere la trasmissione della fede, a spingere i genitori a diventare promotori di preghiera nella famiglia stessa. Dovremo riprendere con attenzione quest’aspetto. Abbiamo il nostro “dolce Cristo in terra” (come lo chiamava santa Caterina da Siena), Papa Francesco che ci offre ogni giorno delle indicazioni e che pone dei gesti pieni di significato. Si tratta quindi di seguire il nostro Pastore con fiducia e speranza: “Sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”. Una considerazione a proposito della globalizzazione di questa pandemia ci obbliga anche a ripensare il nostro rapporto con la Natura con la Terra. Un antico proverbio con saggezza ci ricorda che : “Dio perdona sempre, la natura mai”.