IL DONO DELL’ACQUA VIVA

La sete dei popoli (Esodo 17, 3-7).

Nel deserto il popolo è in cammino dalla schiavitù d’Egitto alla libertà della Terra Promessa e durante il cammino soffre la sete. Leggiamo in Esodo 17, 3-7: «Il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: “Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?”. Allora Mosè gridò al Signore, dicendo:

“Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!”. 

Il Signore disse a Mosè: “Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà”. Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no”?».

Oggi ogni popolo della Terra ha sete di sicurezza, salute, lavoro, casa; ma ha pure sete di verità, di amore, di un senso della vita, di eternità. A volte però, sceglie la schiavitù del male pur di ottenere la soddisfazione dei suoi bisogni terreni, e dimentica quelli eterni.

Non era così l’Uomo, quando uscì nuovo dalle Mani e dal Cuore del Padre Dio, che lo creò per relazioni d’amore come quelle della Famiglia della Santa Trinità.

Lì ciascuno è sé stesso e diverso dagli altri, ma per amore accogliente e donativo fa un tutt’uno, crea un “noi” autentico nella diversità.

Oggi, Dio ha sete della salvezza per i Suoi figli, che da figli son degenerati in animali ragionevoli. L’Uomo-Dio, Gesù, venne a condividere l’esistenza nostra per riportarci alla dignità di veri figli e fratelli, e a che prezzo! Ha condiviso in tutto la nostra condizione, meno il peccato, fino alla morte, e alla morte di croce!

La sete dell’Uomo-Dio, Gesù. (Giovanni 4, 5-42).

Giovanni evangelista ci mostra Gesù seduto al pozzo di Giacobbe, in Samaria, «affaticato per il viaggio, verso mezzogiorno». Gli apostoli sono andati al villaggio a comprare del cibo per tutti.

Lì, l’Uomo-Dio mendica un gesto d’amore alla Samaritana per entrare in relazione d’Amore con lei e salvarla dalle tenebre: «Donna, dammi da bere». Anche sulla Croce dirà: “Ho sete”. Dio chiede il nostro poco, per donarci il Suo infinito Amore che salva. Al pozzo inizia un dialogo d’Amore tra Gesù che si svela e la Samaritana che cresce nella fede in Lui.

Gesù inizia col valorizzare questa eretica e nemica. È come se le dicesse:

Tu puoi fare qualcosa per me perché hai il recipiente per attingere, e io no”.

Il recipiente simboleggia la sua capacità femminile di accogliere chi è nel bisogno, anche se è nemico. Quando lei esprime il suo stupore di vedere un suo nemico parlarle e chiedere un favore, Gesù le dice:

«Se tu conoscessi il Dono di Dio e chi è Colui che ti chiede da bere, tu gliene avresti chiesto e lui ti avrebbe dato Acqua viva».

L’uomo accoglie. Gesù dona. Di fronte alle perplessità della donna, Gesù risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». La Samaritana è il recipiente, e Gesù è il Pozzo che contiene l’Acqua viva. A chi dona poco egli regala molto: Lo rende Fonte di Acqua viva per tutti. 

Le relazioni d’amore rinnovate

Nel dialogo spirituale con Gesù la donna passa alla relazione con Dio, perché ha desiderato l’acqua di Gesù, anche se per motivi umani:

Dammi quest’acqua perché io non abbia più sete e non debba venire continuamente al pozzo

Gesù le fa comprendere che per avere l’acqua viva occorre avere il recipiente limpido, il cuore puro. Le fa notare con delicatezza che non osserva la Legge di Mosè, venerata anche dai Samaritani. La invita a chiamare suo marito ed essa gli dice di non averne. Ecco la delicatezza dell’amore, le dice: “Sei sincera, ne hai avuti 5 e l’uomo che hai non è tuo marito”. Un amorevole richiamo che la tocca profondamente quella donna.

Ora la Samaritana gli parla della sua sete spirituale: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 

Il cammino di fede porta ad avanzare ogni giorno spiritualmente verso la Fonte della Vita, in un dialogo con Gesù, per adorare Dio in spirito e verità Senza preghiera fede muore!

Per la Samaritana all’inizio Gesù era uno straniero nemico, ma dialogando con Lui nasce e cresce la fede, fino a vederlo come profeta. Alla fine del dialogo, all’ex nemico diventato profeta, lei chiede dove adorare Dio.

L’argomento era dibattuto tra i Samaritani e i Giudei. Gesù non le indica il “dove”, ma il “come”. Le parla di un culto interiore, di un’adorazione in Spirito e Verità.

Umanamente “adorare” è presente nello sguardo di due genitori verso il loro neonato; o in quello di due amanti che si guardano negli occhi; o nell’alpinista che guarda il panorama; o nel marinaio che contempla il mare.

Gesù venne ad abitare in mezzo a noi e ci insegnò “come adorare, cioè amare Dio” oltre la natura, nella vita interiore e soprannaturale. Egli ci dice:

Si adora con lo spirito umano unito allo Spirito di Dio, che è la Verità sulle cose di Dio, è Amore. Contemplarlo in Spirito, ossia con l’Amore stesso di Dio irradiato nella nostra mente, cuore, spirito e anima dallo Spirito Santo e contemplarlo in Verità, cioè uniti a Gesù che è via, verità e vita della relazione nostra con la Santa Trinità, e ci permette di vivere un amore vero, operativo e perenne. Per quella donna di Samaria in dialogo con Gesù, nulla rimarrà come prima. Nel suo dialogo-preghiera ella diventa una nuova creatura.

Infatti:

*Lascia la brocca (sé stessa, le sue preoccupazioni e progetti terreni), che non serve più perché in lei c’è ormai la Fonte d’Acqua Viva, l’Amore di Gesù.

*Corre ad annunciare con la vita, più che con le parole, la sua scoperta gioiosa.

Lo fa con prudenza e umiltà. Non parla di sé, ma porta da Gesù i concittadini: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo”? Gesù le aveva dichiarato con solennità: “Sono io il Messia”. Lei fa solo la domanda e lascia che siano loro a decidere di conoscerlo, parla di Lui con una domanda e con questa li conduce a Lui. È la discrezione di una vera “educatrice alla fede” e della vita soprannaturale. Cos’è questa vita soprannaturale alla quale Gesù conduce la Samaritana e noi?

P. Emanuele d’Alzon: LA VITA SOPRANNATURALE.

Scritti Spirituali, pagina 357-364. Adattamento per i laici a. a.

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù». (Fil 2,5).

«Questo è lo scopo della meditazione: abbandonare i vostri sentimenti ed entrare in quelli di Gesù Cristo. (Un’impresa che sarà l’oggetto delle nostre riflessioni e preghiere in questo mese di Quaresima).

«Quando dirò che per avere i sentimenti del Cuore di Cristo siamo obbligati a spogliarci dell’uomo vecchio, avrò detto tutto e niente, poiché bisogna entrare nei particolari».

Spogliarsi delle abitudini vecchie, degli abiti dell’uomo vecchio, per rivestire il nuovo, le abitudini nuove che Gesù Cristo ci insegna, è il cammino della santità che il Padre d’Alzon traccia nella 1a parte con arguzia e profonda conoscenza.

Elenchiamo queste abitudini vecchie:

*I nostri giudizi personali, frutto dei condizionamenti familiari, sociali e caratteriali.

*Le nostre impressioni tanto più errate quanto più siamo impressionabili.

*Le nostre resistenze e ripugnanze istintive.

*i nostri desideri umani, psico somatici.

*Le abitudini quotidiane comode.

*Da ultimo dice P. Emanuele, c’è uscire «dalla cerchia dei cristiani grossolani, mediocri, comuni, che prendono la Legge di Dio solo dal lato più basso.

Salite più in alto perché la loro aspirazione di camminare terra a terra, è spaventosa. Certamente la vita cristiana ha bisogno più che mai di grandi riforme. Lasciamo da parte gli altri e occupiamoci di noi».

Nella 2a parte della Meditazione Padre Emanuele traccia la vita dell’uomo nuovo come accoglienza dello spirito di Gesù Cristo, in 3 aspetti fondamentali: 

aspetto dell’accoglienza dello spirito di Gesù Cristo. Accettazione completa delle idee della fede.

«Quando il Signore venne al mondo predicando la buona novella, diceva: Io sono la luce del mondo, chi segue me, non cammina nelle tenebre». (Gv 8,12).

Veniva a dissipare le tenebre, diffuse dalle passioni, dalla vana sapienza, dai vapori immondi, dalla carne.  Egli era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.

Ma, dice l’Evangelista: «In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce risplende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno compresa». (Gv 1,4-5).

Ecco la storia, attraverso i secoli, della lotta di Dio, della Sua vita e della Sua luce, contro le tenebre e la morte. Lasciamo da parte la lotta contro l’empietà, parliamo di noi stessi. L’anima che aspira alla perfezione è perfetta, quando essa possiede la Vita del Verbo, e questa Vita è la Luce dell’uomo; ma questa luce non viene ricevuta; non è compresa. Essa venne, ed è respinta: «E la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non la comprendono. Il Verbo viene proprio nei suoi e i suoi non lo ricevono», dice ancora Giovanni.

Senza dubbio noi non siamo tra quelli che respingono completamente la luce, ma tra quelli che vorrebbero riceverla soltanto in parte. Ci fa paura, nel suo splendore troppo accusatore. Ebbene! Quando si è figli della luce e del giorno bisogna avere il coraggio di contemplare il sole. Dio ha purificato gli occhi del cristiano: guardiamo ogni cosa nella Sua Luce, nella Sua Verità. Senza dubbio proveremo dei sentimenti di stupore, ma cosa importa se, dopo tutto, noi potremo vedere ogni cosa come Dio?

Ci sarà possibile giudicare come Lui, e saremo in grado di disprezzare ciò che Dio disprezza, e solo ciò che Egli stima stimeremo. La Vita e la Luce divina, tramite la fede, saranno per noi il preludio sulla terra della Vita e della Luce nella gloria.

aspetto dell’accoglienza dello spirito di G. Cristo.

Se la fede illumina i nostri giudizi, la sua luce ci fisserà lo sguardo sul termine, il fine e scopo dei nostri desideri: cioè l’accettazione degli slanci della speranza. Se Dio è la vita, se Dio è la luce, Egli è il sommo Bene. Dobbiamo aspirare a questo bene. Cosa è venuto a fare il Salvatore sulla terra, se non a insegnarci a cercare l’eterna felicità nel bene senza limiti?

Ora, dove sta il bene senza limiti al di fuori di Dio solo? Ah! quanto è caritatevole per noi la luce di Gesù Cristo, se ci insegna a cercare soltanto quella pietra preziosa per la quale il mercante della parabola vende con gioia tutto il resto per potersela comprare! O bene senza limiti! O incomparabile bellezza! O fonte di tutte le gioie inesauribili! Voglio slanciarmi verso di te, libero da ogni bene della terra. Dammi delle ali affinché voli verso di te, al di sopra delle vane menzogne della terra, e riposi soltanto in te. Sì, accetto la tua direzione nella ricerca della felicità. Tu ne sei il termine, sei tu che eleverai i miei sentimenti trasportandoli ormai nel mondo divino.

aspetto dell’accoglienza dello spirito di G. Cristo

Infine, avrò l’accettazione assoluta di tutte le esigenze dell’amore divino. Tutto è possibile per chi crede, tutto è facile per chi ama. Ma bisogna amare, e la nostra anima ne è incapace. Il nostro cuore è troppo piccolo, se Dio non lo dilata con la sua mano onnipotente. Qui c’è lo sforzo di abbandonarsi a Dio e dirgli: «Che vuoi da me per dimostrarti che ti amo?». È la domanda di San Paolo sulla via di Damasco.

Se l’amore della creatura ha domande piene di ardore, a volte l’amore del Creatore ha risposte terribili. Questo amore è geloso, come quello della mamma che vuole essere la sola ad occuparsi del neonato, perché solo lei lo comprende. Cosa non ha chiesto Dio ai suoi grandi servi? E forse, cosa non vi domanderà? Dunque esaminate ciò che queste esigenze hanno di legittimo alla luce della fede. Apprezzate nei sospiri e nelle aspirazioni della speranza la misura dei vostri ardori.

Nella luce e nelle fiamme dell’amore dirigetevi verso questa vita, che vi è proposta da Dio, e che si persegue con il suo appoggio, e si raggiunge pienamente nel Suo Cuore.