IL DONO DELL’ACQUA VIVA

IL DONO DELL’ACQUA VIVA

La sete dei popoli (Esodo 17, 3-7).

Nel deserto il popolo è in cammino dalla schiavitù d’Egitto alla libertà della Terra Promessa e durante il cammino soffre la sete. Leggiamo in Esodo 17, 3-7: «Il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: “Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?”. Allora Mosè gridò al Signore, dicendo:

“Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!”. 

Il Signore disse a Mosè: “Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà”. Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no”?».

Oggi ogni popolo della Terra ha sete di sicurezza, salute, lavoro, casa; ma ha pure sete di verità, di amore, di un senso della vita, di eternità. A volte però, sceglie la schiavitù del male pur di ottenere la soddisfazione dei suoi bisogni terreni, e dimentica quelli eterni.

Non era così l’Uomo, quando uscì nuovo dalle Mani e dal Cuore del Padre Dio, che lo creò per relazioni d’amore come quelle della Famiglia della Santa Trinità.

Lì ciascuno è sé stesso e diverso dagli altri, ma per amore accogliente e donativo fa un tutt’uno, crea un “noi” autentico nella diversità.

Oggi, Dio ha sete della salvezza per i Suoi figli, che da figli son degenerati in animali ragionevoli. L’Uomo-Dio, Gesù, venne a condividere l’esistenza nostra per riportarci alla dignità di veri figli e fratelli, e a che prezzo! Ha condiviso in tutto la nostra condizione, meno il peccato, fino alla morte, e alla morte di croce!

La sete dell’Uomo-Dio, Gesù. (Giovanni 4, 5-42).

Giovanni evangelista ci mostra Gesù seduto al pozzo di Giacobbe, in Samaria, «affaticato per il viaggio, verso mezzogiorno». Gli apostoli sono andati al villaggio a comprare del cibo per tutti.

Lì, l’Uomo-Dio mendica un gesto d’amore alla Samaritana per entrare in relazione d’Amore con lei e salvarla dalle tenebre: «Donna, dammi da bere». Anche sulla Croce dirà: “Ho sete”. Dio chiede il nostro poco, per donarci il Suo infinito Amore che salva. Al pozzo inizia un dialogo d’Amore tra Gesù che si svela e la Samaritana che cresce nella fede in Lui.

Gesù inizia col valorizzare questa eretica e nemica. È come se le dicesse:

Tu puoi fare qualcosa per me perché hai il recipiente per attingere, e io no”.

Il recipiente simboleggia la sua capacità femminile di accogliere chi è nel bisogno, anche se è nemico. Quando lei esprime il suo stupore di vedere un suo nemico parlarle e chiedere un favore, Gesù le dice:

«Se tu conoscessi il Dono di Dio e chi è Colui che ti chiede da bere, tu gliene avresti chiesto e lui ti avrebbe dato Acqua viva».

L’uomo accoglie. Gesù dona. Di fronte alle perplessità della donna, Gesù risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». La Samaritana è il recipiente, e Gesù è il Pozzo che contiene l’Acqua viva. A chi dona poco egli regala molto: Lo rende Fonte di Acqua viva per tutti. 

Le relazioni d’amore rinnovate

Nel dialogo spirituale con Gesù la donna passa alla relazione con Dio, perché ha desiderato l’acqua di Gesù, anche se per motivi umani:

Dammi quest’acqua perché io non abbia più sete e non debba venire continuamente al pozzo

Gesù le fa comprendere che per avere l’acqua viva occorre avere il recipiente limpido, il cuore puro. Le fa notare con delicatezza che non osserva la Legge di Mosè, venerata anche dai Samaritani. La invita a chiamare suo marito ed essa gli dice di non averne. Ecco la delicatezza dell’amore, le dice: “Sei sincera, ne hai avuti 5 e l’uomo che hai non è tuo marito”. Un amorevole richiamo che la tocca profondamente quella donna.

Ora la Samaritana gli parla della sua sete spirituale: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 

Il cammino di fede porta ad avanzare ogni giorno spiritualmente verso la Fonte della Vita, in un dialogo con Gesù, per adorare Dio in spirito e verità Senza preghiera fede muore!

Per la Samaritana all’inizio Gesù era uno straniero nemico, ma dialogando con Lui nasce e cresce la fede, fino a vederlo come profeta. Alla fine del dialogo, all’ex nemico diventato profeta, lei chiede dove adorare Dio.

L’argomento era dibattuto tra i Samaritani e i Giudei. Gesù non le indica il “dove”, ma il “come”. Le parla di un culto interiore, di un’adorazione in Spirito e Verità.

Umanamente “adorare” è presente nello sguardo di due genitori verso il loro neonato; o in quello di due amanti che si guardano negli occhi; o nell’alpinista che guarda il panorama; o nel marinaio che contempla il mare.

Gesù venne ad abitare in mezzo a noi e ci insegnò “come adorare, cioè amare Dio” oltre la natura, nella vita interiore e soprannaturale. Egli ci dice:

Si adora con lo spirito umano unito allo Spirito di Dio, che è la Verità sulle cose di Dio, è Amore. Contemplarlo in Spirito, ossia con l’Amore stesso di Dio irradiato nella nostra mente, cuore, spirito e anima dallo Spirito Santo e contemplarlo in Verità, cioè uniti a Gesù che è via, verità e vita della relazione nostra con la Santa Trinità, e ci permette di vivere un amore vero, operativo e perenne. Per quella donna di Samaria in dialogo con Gesù, nulla rimarrà come prima. Nel suo dialogo-preghiera ella diventa una nuova creatura.

Infatti:

*Lascia la brocca (sé stessa, le sue preoccupazioni e progetti terreni), che non serve più perché in lei c’è ormai la Fonte d’Acqua Viva, l’Amore di Gesù.

*Corre ad annunciare con la vita, più che con le parole, la sua scoperta gioiosa.

Lo fa con prudenza e umiltà. Non parla di sé, ma porta da Gesù i concittadini: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo”? Gesù le aveva dichiarato con solennità: “Sono io il Messia”. Lei fa solo la domanda e lascia che siano loro a decidere di conoscerlo, parla di Lui con una domanda e con questa li conduce a Lui. È la discrezione di una vera “educatrice alla fede” e della vita soprannaturale. Cos’è questa vita soprannaturale alla quale Gesù conduce la Samaritana e noi?

P. Emanuele d’Alzon: LA VITA SOPRANNATURALE.

Scritti Spirituali, pagina 357-364. Adattamento per i laici a. a.

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù». (Fil 2,5).

«Questo è lo scopo della meditazione: abbandonare i vostri sentimenti ed entrare in quelli di Gesù Cristo. (Un’impresa che sarà l’oggetto delle nostre riflessioni e preghiere in questo mese di Quaresima).

«Quando dirò che per avere i sentimenti del Cuore di Cristo siamo obbligati a spogliarci dell’uomo vecchio, avrò detto tutto e niente, poiché bisogna entrare nei particolari».

Spogliarsi delle abitudini vecchie, degli abiti dell’uomo vecchio, per rivestire il nuovo, le abitudini nuove che Gesù Cristo ci insegna, è il cammino della santità che il Padre d’Alzon traccia nella 1a parte con arguzia e profonda conoscenza.

Elenchiamo queste abitudini vecchie:

*I nostri giudizi personali, frutto dei condizionamenti familiari, sociali e caratteriali.

*Le nostre impressioni tanto più errate quanto più siamo impressionabili.

*Le nostre resistenze e ripugnanze istintive.

*i nostri desideri umani, psico somatici.

*Le abitudini quotidiane comode.

*Da ultimo dice P. Emanuele, c’è uscire «dalla cerchia dei cristiani grossolani, mediocri, comuni, che prendono la Legge di Dio solo dal lato più basso.

Salite più in alto perché la loro aspirazione di camminare terra a terra, è spaventosa. Certamente la vita cristiana ha bisogno più che mai di grandi riforme. Lasciamo da parte gli altri e occupiamoci di noi».

Nella 2a parte della Meditazione Padre Emanuele traccia la vita dell’uomo nuovo come accoglienza dello spirito di Gesù Cristo, in 3 aspetti fondamentali: 

aspetto dell’accoglienza dello spirito di Gesù Cristo. Accettazione completa delle idee della fede.

«Quando il Signore venne al mondo predicando la buona novella, diceva: Io sono la luce del mondo, chi segue me, non cammina nelle tenebre». (Gv 8,12).

Veniva a dissipare le tenebre, diffuse dalle passioni, dalla vana sapienza, dai vapori immondi, dalla carne.  Egli era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.

Ma, dice l’Evangelista: «In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce risplende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno compresa». (Gv 1,4-5).

Ecco la storia, attraverso i secoli, della lotta di Dio, della Sua vita e della Sua luce, contro le tenebre e la morte. Lasciamo da parte la lotta contro l’empietà, parliamo di noi stessi. L’anima che aspira alla perfezione è perfetta, quando essa possiede la Vita del Verbo, e questa Vita è la Luce dell’uomo; ma questa luce non viene ricevuta; non è compresa. Essa venne, ed è respinta: «E la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non la comprendono. Il Verbo viene proprio nei suoi e i suoi non lo ricevono», dice ancora Giovanni.

Senza dubbio noi non siamo tra quelli che respingono completamente la luce, ma tra quelli che vorrebbero riceverla soltanto in parte. Ci fa paura, nel suo splendore troppo accusatore. Ebbene! Quando si è figli della luce e del giorno bisogna avere il coraggio di contemplare il sole. Dio ha purificato gli occhi del cristiano: guardiamo ogni cosa nella Sua Luce, nella Sua Verità. Senza dubbio proveremo dei sentimenti di stupore, ma cosa importa se, dopo tutto, noi potremo vedere ogni cosa come Dio?

Ci sarà possibile giudicare come Lui, e saremo in grado di disprezzare ciò che Dio disprezza, e solo ciò che Egli stima stimeremo. La Vita e la Luce divina, tramite la fede, saranno per noi il preludio sulla terra della Vita e della Luce nella gloria.

aspetto dell’accoglienza dello spirito di G. Cristo.

Se la fede illumina i nostri giudizi, la sua luce ci fisserà lo sguardo sul termine, il fine e scopo dei nostri desideri: cioè l’accettazione degli slanci della speranza. Se Dio è la vita, se Dio è la luce, Egli è il sommo Bene. Dobbiamo aspirare a questo bene. Cosa è venuto a fare il Salvatore sulla terra, se non a insegnarci a cercare l’eterna felicità nel bene senza limiti?

Ora, dove sta il bene senza limiti al di fuori di Dio solo? Ah! quanto è caritatevole per noi la luce di Gesù Cristo, se ci insegna a cercare soltanto quella pietra preziosa per la quale il mercante della parabola vende con gioia tutto il resto per potersela comprare! O bene senza limiti! O incomparabile bellezza! O fonte di tutte le gioie inesauribili! Voglio slanciarmi verso di te, libero da ogni bene della terra. Dammi delle ali affinché voli verso di te, al di sopra delle vane menzogne della terra, e riposi soltanto in te. Sì, accetto la tua direzione nella ricerca della felicità. Tu ne sei il termine, sei tu che eleverai i miei sentimenti trasportandoli ormai nel mondo divino.

aspetto dell’accoglienza dello spirito di G. Cristo

Infine, avrò l’accettazione assoluta di tutte le esigenze dell’amore divino. Tutto è possibile per chi crede, tutto è facile per chi ama. Ma bisogna amare, e la nostra anima ne è incapace. Il nostro cuore è troppo piccolo, se Dio non lo dilata con la sua mano onnipotente. Qui c’è lo sforzo di abbandonarsi a Dio e dirgli: «Che vuoi da me per dimostrarti che ti amo?». È la domanda di San Paolo sulla via di Damasco.

Se l’amore della creatura ha domande piene di ardore, a volte l’amore del Creatore ha risposte terribili. Questo amore è geloso, come quello della mamma che vuole essere la sola ad occuparsi del neonato, perché solo lei lo comprende. Cosa non ha chiesto Dio ai suoi grandi servi? E forse, cosa non vi domanderà? Dunque esaminate ciò che queste esigenze hanno di legittimo alla luce della fede. Apprezzate nei sospiri e nelle aspirazioni della speranza la misura dei vostri ardori.

Nella luce e nelle fiamme dell’amore dirigetevi verso questa vita, che vi è proposta da Dio, e che si persegue con il suo appoggio, e si raggiunge pienamente nel Suo Cuore.

Gesù sulla montagna

GESÙ SULLA MONTAGNA

San Matteo e il suo discorso di Gesù sulla montagna ai capitoli 5-7, ci sembra un buon testo per entrare nel cammino santo dei quaranta giorni, perché queste settimane diventino una nuova tappa del nostro cammino spirituale verso il traguardo della storia dell’Uomo, la Felicità presente ed eterna.

Vi invitiamo a meditarli come cammino di santità, che ha tre tappe:

a uscire dalla palude di nostri peccati.

b lasciarci illuminare dalla Verità del vangelo.

c vivere costantemente uniti a Dio nella sua grazia.

Non è un cammino in linea retta, ma ascensione e a spirale, passando sempre sui tre punti, perché uscire dal peccato è progressivo, prima da quello mortale volontario, poi da quello veniale voluto, poi dai difetti che ci degradano da figli di dio ad animali ragionevoli.

Il P. Emanuele d’Alzon ci è di grande aiuto nella meditazione scritta per i religiosi, due anni prima di andare in Cielo, e quindi colmo di saggezza e di esperienza, oltre che di santità perché è per la Chiesa “Venerabile”, quindi fonte di aiuto spirituale, e anche di grazie, per coloro che lo venerano.

La Sapienza di Dio ci rivela che la vera causa di ogni degrado è il peccato delle Origini trasmessoci per via genetica, unito ai nostri peccati, che degradano tutto il nostro essere e l’agire a vari livelli di gravità. 

Eravamo usciti “nuovi” dalle mani di Dio che ci aveva creati, plasmati e formati con immenso amore e con un progetto di felicità eterna.

Nelle difficoltà odierne, la bonifica dell’essere e dell’agire umani ci sembra la priorità in assoluto, per cessare con le lamentazioni inutili col gioco del “non è terribile”, e passare alla gioia di vivere la vita come è oggi.

“Parlerò dei tre diversi stadi di colui che esce dalla malattia spirituale”, riferendosi ai religiosi che fanno il ritiro spirituale.

(Il testo è un adattamento per i laici, tratto dagli scritti Scritti Spirituali pag. 365-371, P. Emanuele d’Alzon 7° Meditazione).

Cedimento della vita soprannaturale negli anziani.

-La morte di Lazzaro. (Giovanni 11,1 e seguenti)

Lazzaro, amato da Gesù, esce dopo quattro giorni dal sepolcro. Era ammalato e le sue sorelle inviano un messaggero a Gesù per dirgli: «Signore, ecco che colui che ami è malato». (Gv 11,3).

Gesù non va a trovarlo; al contrario, si allontana.

È terribile, non per Lazzaro, visto che tale agire dirà la potenza e l’amicizia di Gesù nei suoi confronti, ma per le molte anime amate da Gesù e lasciate a sé stesse per la deplorevole decadenza in cui si sono messe.

Come avviene tutto questo?

È incontestabile che quest’anima, oggetto del disgusto di Dio che la abbandona, sia amata dal Salvatore.

Ma, con l’avanzare dell’età è caduta in uno stato di cedimento che non è ancora la morte, ma che vi assomiglia molto.

Infatti, quali sforzi fa per sfuggire al peccato, per praticare i comandamenti e sviluppare le virtù del suo stato?

Coloro che hanno abbandonato la fede in quale abisso sono caduti?

Sono caduti a poco a poco; lo spirito della loro chiamata cristiana si è ritirato da loro perché sono stati infedeli alla grazia, perché le idee soprannaturali sono svanite, e le loro molteplici infedeltà, apparentemente leggere, li hanno lentamente imprigionati con mille piccoli legami.

E non sono riusciti a romperli al momento della lotta nella tentazione.

Si sono allora trovati senza forza come Sansone ai piedi della figlia dei Filistei dalla quale si era lasciato sedurre, e, in attesa che giungano le cadute pubbliche, arrivano quelle segrete.

Quanto tempo può durare uno stato simile?

Dio solo lo sa.

Ma quanto è pericoloso!

Lo è ancora di più poiché in loro non esiste più il rimorso.

Si sono fatti una coscienza cauterizzata, insensibile, paralizzata.

È allora che si può percepire l’immenso pericolo delle idee false e falsate.

Quest’anima non è morta, ma in quale orribile letargo è caduta? Chi la risveglierà?

Sarà sempre più difficile a mano a mano che i giorni passano!

Triste destino dell’anima chiamata da Dio a una così alta perfezione d’Amore, e per la quale il numero degli anni trascorsi non fanno altro che aggravare il peso del suo torpore e diminuire le possibilità di salvezza!

Più si moltiplicano i benefici, più l’ingratitudine aumenta.

Con simili disposizioni dove andrà a finire quest’anima che tanto avrebbe potuto fare per la gloria del suo Dio e per il bene dei suoi figli?

Siamo sinceri: L’anima del credente giunta a uno stato simile sta per morire, vive ormai nella paralisi spirituale.

Non prova alcun desiderio di chiedere la salute; non soffre troppo, non ha grandi rimorsi, non sa più cos’è il fervore, l’aborrimento del peccato; tratta con leggerezza le sue colpe; e intanto passano gli anni che la separano dal sepolcro e dal giudizio di Dio.

Chi le dirà quando sarà passata dal peccato veniale al peccato mortale?

Considerate che il peccato mortale, se arriva, non verrà

percepito, tanto quest’anima è stata resa insensibile

dall’abitudine al peccato veniale volontario.

Chi le dirà qual è la differenza tra la maldicenza più o meno leggera e la maldicenza che porta alla morte dell’anima?

Lo stesso vale per gli altri peccati.

Cedimento della vita soprannaturale nei giovani.

-Il figlio della vedova di Nain. (Luca 7,11-15)

Molti vedono in questo ragazzo la figura dell’anima che finisce per soccombere a una colpa molto grave, nonostante l’abitudine al peccato non sia stata ancora contratta come nel caso precedente.

Questo stato, non potrebbe essere quello di un giovane vittima di una recente e grave trasgressione?

Il suo stato è grave, ma è recente; e, soprattutto, se il peccato mortale non è stato consumato, può ancora uscirne; ma quanto è difficile per un essere sminuito, spezzato, ferito!

Vuole e non vuole; è come se la sua volontà venisse fatta a pezzi ed è giunto il momento di portarlo alla tomba.

L’avvertimento che il Signore dà è sufficiente: «Ragazzo, io te lo dico, alzati!».

Ecco il comandamento di Colui che è la Vita divina; essa si comunica al cadavere, l’anima si ricongiunge al corpo, e Gesù Cristo lo rende a sua madre.

Questa storia potrebbe essere la vostra, giovani pieni di fervore e di colpo caduti nell’apatia più deplorevole?

Il giogo dei Comandamenti vi ferisce, il pensiero di obbedire vi ripugna, la pratica della carità vi è odiosa.

Che sono venuto a fare nella Chiesa di Dio?

Ve lo chiedete continuamente; e se non siete morti alla vita della grazia, siete o sembrate morti alla vita della fede.

Qual è la causa di un simile stato?

Una tentazione accettata, una vigliaccheria commessa, una colpa sopraggiunta, l’abbandono dell’anima ai ricordi di un tempo, non so quali rimpianti per la libertà che vi sembra perduta; infine, la vita di fervore si è trasformata in una vita di profondo disgusto.

Chi impedisce di lasciare tutto?

Non lo sappiamo.

Spesso si fa.

E invece di essere un santo, entriamo nella schiera dei cristiani “normali”, e ancora ci fermassimo lì.

Fin dove si spingerà questa situazione?

Non vi fate illusioni.

Questo stato non è pericoloso solo per coloro che lo subiscono, ma lo è altrettanto per coloro che li circondano.

Guardate cosa sono quelle conversazioni che non esprimono altro che veleno; guardate quegli esempi che portano a dire: «Più o meno tutti agiscono così, posso dunque farlo anch’io».

Ieri eravate infiammati di fervore.

È durato poco; la fiamma dei santi desideri si è subito spenta e di tante magnifiche risoluzioni non resta altro che cenere. Che fare?

Ebbene! ve lo dico:

Se Gesù Cristo ha resuscitato il ragazzo di Nain per renderlo a sua madre, non può forse resuscitarvi per rendervi alla Chiesa del Padre?

Il passaggio di Gesù Cristo nella vostra preghiera e nei Sacramenti che ricevete, vi ordina di alzarvi.

Gli obbedirete?

Rinuncerete alla triste cerimonia della morte della vostra anima?

Abbandonerete questo inizio di corruzione che penetra in voi e che infetta la vostra intelligenza?

Una domanda di enorme importanza, visto che dipende da voi ritornare alle vostre disposizioni svanite; soltanto che, dopo le esperienze cominciate, bisogna riflettere a lungo; e se esse sono umilianti, bisogna saper prendere una decisione coraggiosa.

Caduta passeggera e prontezza del pentimento.

-La figlia di Giairo. (Marco 5,22-43)

Dio non ci deve nulla, e non dovendoci nulla è padrone di ritirarsi non appena abusassimo dei suoi doni.

Guai all’anima che non conoscesse il valore dei favori divini!

Guai all’anima che avendo commesso una grave colpa non si affrettasse a ripararla, a espiarla e a espellerla dal suo essere!

Mi rivolgo a voi che da poco avete messo piede nella via

dei santi e che il peccato ha interrotto bruscamente. Tornate in voi stessi, fate in fretta, è ora.

Avete la grazia, non affievolitela, e meditate spesso sulla giovane figlia di quel capo della sinagoga.

Voi non siete morti, ma dormite.

Affrettatevi a svegliarvi e che d’ora in poi il vostro fervore risarcisca per il vostro letargo il divino Maestro.

Conclusione

Fratelli e sorelle mie, a quale di questi tre stati appartenete?

-Siete forse sull’orlo di una caduta passeggera? Ammirate la misericordia del Padre che, appena caduti, provvede subito a risollevarvi.

-Siete in quella situazione umiliante in cui la decadenza si fa sempre più accentuata?

Pensateci. Le conseguenze pesano su voi e sugli altri.

Il contagio si estenderà a causa vostra?

-Infine, fate parte di quegli “anziani” che approfittano di questo loro status per giustificare la pigrizia nella via della santità?

Ancora una volta, pensateci e avvicinatevi e Colui che ha detto: «Io sono la resurrezione e la vita».

Scongiuratelo di resuscitarvi e di comunicarvi la Vita di Dio per non perderla mai più d’ora in avanti. Così sia!

La nostra Umanità è scossa e il nostro Mondo indebolito.

La nostra Umanità è scossa e il nostro Mondo indebolito.

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Ovviamente, è un virus microscopico che confonde o sconvolge l’intero pianeta. Un minuscolo virus invisibile è arrivato a fare la sua legge. Il coronavirus, poiché questo è esattamente ciò di cui si tratta, mette in discussione tutto e stravolge l’ordine stabilito. L’osservazione è molto davanti ai nostri occhi. Tutto viene rimesso a posto. Immediatamente le cose sono diverse.

Il coronavirus è riuscito: il cessate il fuoco, la tregua, ecc.: ciò che le grandi potenze del mondo non potevano acquisire in Iraq, Siria, Libia, Yemen, ecc. Il coronavirus l’ha vinto a mani basse: frontiere chiuse, area Schengen chiusa, America chiusa, ecc.: ciò che i nazionalisti del mondo occidentale non potevano ottenere per il loro paese. Il coronavirus alla fine l’ha capito: la fine dell’Hirak in Algeria: ciò che l’esercito algerino non poteva strappare al popolo.

Il coronavirus ha prevalso con serenità: il rinvio delle scadenze elettorali ecc.: quali oppositori politici del Togo, della Francia ecc. non sono stati in grado di ottenere. Il coronavirus lo ha realizzato brillantemente: remissione di tasse, esenzioni, crediti a tasso zero, fondi di investimento, calo dei prezzi delle materie prime strategiche, ecc.: ciò che le aziende non potevano vincere. Il coronavirus alla fine lo ha ottenuto: prezzi più bassi alla pompa, prezzi più bassi per i primi prodotti alimentari, maggiore protezione e assistenza sociale, ecc.: ciò che alcuni chiamavano “gilet gialli” in Francia e i sindacati non potevano strappare alle autorità.

Osserviamo improvvisamente nel mondo occidentale, il calo dei prezzi del carburante, la diminuzione dell’inquinamento, le persone hanno iniziato ad avere tempo, così tanto tempo e che non sanno nemmeno cosa farne. I genitori conoscono i loro figli, i bambini imparano a stare con la famiglia. Pertanto, il lavoro non è più un privilegio, il viaggio e il tempo libero non sono più il principio o lo standard di una vita di successo.

Ritorniamo a noi stessi e all’improvviso, in silenzio, comprendiamo il valore di parole come: solidarietà e fragilità o vulnerabilità. Ci rendiamo conto inaspettatamente che siamo tutti sulla stessa barca, ricchi e poveri. Improvvisamente, ci rendiamo conto di aver rapinato insieme gli scaffali dei negozi, questa volta ricchi e poveri. E, insieme, ci rendiamo conto che gli ospedali sono pieni e che i soldi non contano. Di fronte al coronavirus, improvvisamente abbiamo tutti la stessa identità umana. Nei nostri garage ci rendiamo conto che le auto di lusso vengono fermate. E per quale motivo? Proprio perché nessuno può più uscire.

L’uguaglianza sociale, a lungo impossibile da immaginare, ha impiegato solo pochi giorni per stabilire il mondo. La paura ha attanagliato quasi tutti. La paura ha cambiato parte. La paura ha lasciato i poveri ad accontentarsi dei ricchi e dei potenti in questo mondo. Lei, sempre impaurita, ricordava loro la loro umanità e significava per loro o meglio ancora rivelava loro il loro umanesimo.

Non è questa una lezione che potrebbe servire a realizzare la fragilità o la vulnerabilità degli esseri umani che desiderano ardentemente vivere sul pianeta Marte e che si credono così forti da clonare i loro simili e sperare di vivere all’infinito? Il coronavirus non è stato usato per realizzare i limiti dell’intelligenza umana di fronte al Potere dell’Altissimo?

Di fronte al coronavirus, bastarono pochi giorni perché la certezza cedesse il passo all’incertezza, la debolezza prevalesse sulla forza e il potere si trasformasse in solidarietà e azione concertata. Di fronte al coronavirus, bastarono pochi giorni perché l’Africa diventasse un continente forse sicuro, la culla dell’umanità, ecc. E lascia che il sogno o il sogno diventino una bugia. Di fronte al coronavirus, bastarono pochi giorni perché l’umanità si rendesse conto che non è niente. E che è respiro e polvere.

Il piccolo virus ha dimostrato e dimostrato che tutto ciò che ci circonda è fugace. Il lavoro, la scuola, i centri commerciali, i cinema, i grandi luoghi pubblici, la società, in breve, tutte le cose intorno alle quali era centrata la nostra vita, sono state tutte distrutte mentre lottiamo per vivere senza di loro. Il coronavirus, dato che è sempre lui a parlarci, ci ha finalmente insegnato che è solo la nostra casa e la nostra famiglia che ci tengono e ci proteggono.

Una cosa è certa, il coronavirus avrà distribuito e ridistribuito le carte a tutti: chi siamo? Quanto valiamo? Cosa possiamo fare per questo coronavirus? Sperando nella misericordia di Dio, ammettiamolo! In questa “globalità” testata dal coronavirus, mettiamo in discussione la nostra “umanità”. Rimanendo con noi, meditiamo su questa pandemia. E intanto amiamoci vivi !