Laici assunzionisti

Un laico assunzionista è “una persona che si impegna a vivere la sua vocazione battesimale e la missione che ne deriva, nell’Assunzione, nella Chiesa e nella società”.

Chi sono i laici assunzionisti?

Provenienti dai quattro orizzonti, i laici assunzionisti condividono la stessa spiritualità dei religiosi. Con loro, lavorano per la venuta del regno di Dio in dialogo con il mondo contemporaneo.

Spesso i laici assunzionisti assomigliano a coloro che, nelle barche e sulle banchine, si imbarcano su barche a vela per una grande corsa attraverso i mari tanto quanto nel profondo di se stessi. Provenienti dai quattro orizzonti, sono attratti dagli stessi itinerari e dal carattere talvolta capriccioso degli assunzionisti che li affiancano. I loro cuori sono sostenuti dal vento e i loro occhi sono attratti dalle stelle perché condividono la stessa spiritualità: lavorare per la venuta del regno di Dio.
Entrambi molto diversi e in evoluzione in acque diverse, la loro diversità può essere il primo dei punti in comune con i navigatori assunzionisti. Ma di diverse convinzioni, di diverse età e provenienze, ognuno è profondamente ancorato a Dio e alla Chiesa. Gli assunzionisti li formano. Così come l’inventiva del fondatore. Con le loro speranze, segnano le strade perseguite dai laici. Tutti vogliono andare dove l’immagine di Dio è danneggiata nell’uomo e l’uomo, danneggiato come immagine di Dio.

Una grande diversità

A prima vista, nulla differenzia questi assunzionisti laici dai loro vicini, colleghi, compagni di associazioni o altri amici. Vivono nelle famiglie, nelle parrocchie, uomini e donne che desiderano essere in comunione tra loro e con i loro simili in altri luoghi, proponendo la fede tanto quanto cercano di soddisfare la misura dei loro diversi talenti. E sono quelli che chiedono di unirsi alla flottiglia assunzionista, senza fondersi, perché vedono che ciò che li unisce è più forte delle loro differenze.

Riuniti intorno a un carisma

È vero che la loro navigazione comune, a volte già lunga, li interrogava fortemente. Erano saltati sulla barca condividendo una missione, una formazione, un lavoro, grazie alle cappellanie o anche per amicizie intrecciate qua e là. Hanno poi cercato di conoscerli meglio e di trovare i loro denominatori comuni. La spiritualità, la preghiera che gli assomiglia e la loro vita comunitaria sono stati tutti percorsi significativi. Così, sono diventati ricercatori, empiricamente: da tutte le parti, si incontravano regolarmente. Nel corso degli anni, hanno voluto capire ed esplorare le complementarità che sentivano fortemente, con l’intuizione che potevano rivelarsi benefiche per tutti. Alcuni di loro hanno scritto una regola, la loro ” Cammino di vita “, specifica e ampia, il primo passo di una proposta agli altri laici.

In alleanza con i religiosi

Così insieme, religiosi e laici assunzionisti hanno scelto di dire che sono in un’alleanza. Hanno fondato un’associazione canonica. Hanno formato gruppi locali per ricaricarsi e ricominciare da capo, luoghi concreti dell’alleanza assunzionista dove poter condividere il loro impegno in fraternità. L’alleanza è sigillata: chiede solo di vivere e di far vivere gli altri. E ora, da tutte le parti del mondo, sono sorti dei laici perché si sono sentiti sfidati dai carismi delle congregazioni. Non alla maniera dei terz’ordini, ma come tanti volti diversi per la Chiesa incarnata oggi da donne e uomini infuriati nel loro tempo. Situati “nella navata” della Chiesa, i laici assunzionisti hanno le gambe di mare e vogliono tenere la rotta delle nuove sfide.

Sono andati a cercare quell’identità complementare. Li sostiene. Hanno “la Chiesa nel cuore” e si incontrano con altri cristiani spalla a spalla, anche in caso di maltempo.
Fin dall’inizio il fondatore voleva essere in grado di lasciare i porti con i suoi amici laici. Il nostro tempo sta recuperando la storia. Tuttavia, le opere degli Assunzionisti non si sono fatte attendere, sono numerose, diversificate e hanno sempre incluso i laici. Ciò che cambia allora riguarda il volto che gli assunzionisti danno ai loro contemporanei. Come si inserisce nella Chiesa e nel mondo. Un nuovo modo di essere per i religiosi ma anche per i laici. Un percorso da esplorare insieme.

Al servizio della missione

I laici percepiscono la missione degli Assunzionisti come una ricchezza. Scelgono di fare il loro corso personalmente, ma si sentono portatori di scelte assunzioniste nella Chiesa e nel mondo… Finora non hanno avuto l’obiettivo di creare missioni che fossero specifiche per loro. Sono venuti a rinforzare gli equipaggi: la barca Je sers, di Accompagnatore, Bayard, Rom a Lille, dove stanno sviluppando progetti in collaborazione: Banca del tempo, Università Europea Assunzionista, Volontariato, Notre-Dame de Salut, Mosaico, Ali, Pietra bianca, ostello della gioventù Adveniat, case di accoglienza!
La loro esperienza fa parte del mondo che si muove. Sono quindi obbligati a misurare le distanze e a dialogare con la cultura contemporanea in cui il cristianesimo non è più l’unico riferimento. La ricerca di campi di missione è un’altra convinzione condivisa dai laici. Continuano a percepire chiamate complementari che potrebbero sfidare tutti i membri, nelle aree della povertà, dell’uomo con la sua terra, della formazione da seguire in comune per allargarsi ad altri possibili orientamenti. Non sono novizi, hanno già collaborato in commissioni dove è stata richiesta la loro partecipazione (laico-religiosa, giustizia e pace, internazionale). Ma ora che la loro vita collettiva è stata riconosciuta, stanno ricominciando da capo. Cercano di vivere in fraternità tra di loro, intorno a loro e il più lontano possibile.
La creazione della nuova provincia porta un ulteriore faro: “L’Europa ha bisogno di uomini e donne appassionati dell’annuncio del Vangelo: siamo agli inizi dell’evangelizzazione, anche se la secolarizzazione dà l’impressione del contrario” spiega il superiore generale. Navigare meglio verso i nostri contemporanei è la ragion d’essere dell’alleanza dei laici con i religiosi assunzionisti. Avere l’audacia inventiva di gettare reti.

Jeanne Palombieri