AD EMERGENZA SANITARIA, PREGHIERA UMANITARIA.

AD EMERGENZA SANITARIA, PREGHIERA UMANITARIA.

Carissime famiglie a. a.

In tre settimane la vita è totalmente cambiata… e per tutti, nessuno avrebbe potuto immaginare quello che oggi avviene.

Ora solo Dio sa quando ci incontreremo ancora a pregare insieme, per le famiglie di tutto il mondo.

Ma, pur isolati, chi vuole può continuare a pregare ogni giorno come famiglia e per le famiglie insieme a noi, con più fervore e costanza perché è urgente per tutta l’Umanità.

Per questo vi invito, con la vostra libertà, fantasia spirituale e generosità:

A pregare ogni giorno il Santo rosario.

A celebrare almeno la domenica la “santa Messa spirituale”:

-con la lettura attenta e meditata dei testi della S. Messa.

–con la comunione spirituale chiedendo a Dio di scendere nelle vostre anime e ringraziandolo.

-con il Santo rosario come preparazione o ringraziamento per la Messa spirituale da voi celebrata.

Noi, vostri Fratelli di Borgo Pinti, nella S. Messa che celebriamo da soli in obbedienza alla Chiesa, portiamo ogni giorno davanti a Dio i vostri dolori e le vostre angosce, le vostre gioie e le vostre speranze.

Non dimenticate che l’inverno cova come una chioccia la primavera, e che la notte cova l’alba.

«Cari figli! In questo tempo di grazia desidero vedere i vostri volti trasformati nella preghiera. Voi siete così inondati dalle preoccupazioni terrene che non sentite neanche che la primavera è alle soglie. Figlioli, siete invitati alla penitenza ed alla preghiera. Come la natura lotta nel silenzio per la vita nuova, così anche voi siete invitati ad aprirvi nella preghiera a Dio nel quale troverete nei vostri cuori la pace e il calore del sole di primavera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». (Medjugorje 25.02.2020)

Vi salutiamo con affetto fraterno e preghiamo per tutti voi, perché il Signore vi benedica e vi conceda il Suo Soccorso e la Sua Pace.

La Comunità assunzionista di Borgo Pinti 58.

Antonio, Giuliano, Giovanni-Emanuele, Lwanga, Sandro.

Nostra Signora Assunta, Casa Generalizia

La Parola di Dio, ci accompagna in questo tempo di coronavirus

P. Giuliano Riccadonna a.a.

La Parola di Dio, ci accompagna in questo tempo di coronavirus

Padre Giuliano Riccadonna, 70 anni, sono agostiniano dell’Assunzione. Attualmente sono formatore ed economo della comunità religiosa di Firenze.
Sono il parroco della Parrocchia di San Donato in Polverosa e responsabile della Pastorale Universitaria di Firenze.

Ci racconta il contesto attuale della pandemia di Covid-19 nella Chiesa e il posto che la Parola di Dio dovrebbe occupare nella vita dei fedeli cristiani in questi tempi difficili.

Parrocchia San Donato in Polverosa

Durante questi giorni di confino, molti cristiani cattolici affermano di soffrire per l'assenza di messa pubbliche. Come capire questa mancanza?

E’ vero che le celebrazioni senza Popolo dei fedeli, sono una realtà che neanche durante le guerre si conoscevano, o almeno in modo molto limitato nello spazio e nel tempo. I nostri fedeli hanno dovuto accettarle con la consapevolezza che il rischio del contagio era troppo grande. Il valore di una vita è incommensurabile. Come pure il valore della Celebrazione Eucaristica. Questo drastico cambiamento ci riporta alla chiesa primitiva, o anche alla chiesa missionaria, in alcune parti del mondo, dove la celebrazione dei sacramenti avviene ogni due o tre mesi, o anche più.

Tra le tante alternative per ovviare a questa mancanza, altre optano per la messa in televisione? Con una simile iniziativa, non perdiamo quindi il vero e profondo significato della Messa?

Sicuramente avrà l’effetto di farci entrare più a fondo nel mistero della “fractio panis”. Già il cardinale Ennio Antonelli, più di dieci anni fa, dava questa indicazione alla diocesi di Firenze: “Meno messe, più messa”. Sembra uno slogan. In realtà proprio questo digiuno eucaristico ci spinge a chiederci: “Di chi, o di cosa sono affamato? Di cosa o di chi, sono assetato?” Siamo nel tempo quaresimale di purificazione, di rinnovamento interiore, di rinascita. Tempo che ci mette davanti alla Croce di Cristo che diventa anche più reale quando è unita alla sofferenza e alla morte di tante persone vittime della pandemia. Questo tempo, costretti a vivere nello spazio delle nostre famiglie, ci obbliga a ripensare anche allo “spazio interiore”. Pensavamo di poter gestire lo spazio e il tempo a nostro libero piacimento e ora siamo “co-stretti” da chiusure di vario tipo. La nostra libertà è “ri-dimensionata”.

Con un gruppetto di giovani abbiamo parlato anche del “peccato originale che si trasmette alle generazioni che seguono. Spontaneamente hanno fatto l’associazione con questo virus che viene trasmesso anche senza volerlo: un male che affetta tutti coloro che ne vengono contagiati. Ma non c’è solo il male fisico, c’è anche il male spirituale, il male sociale e tutti ne siamo contagiati.

P. Giuliano Riccadonna a.a.

Quindi che ne dici della comunione spirituale ?

L’aspetto positivo di questo “digiuno” sacramentale è che obbliga a ritrovare la presenza del Signore, non solo negli spazi sacri, ma “in spirito e verità” come dice Gesù alla samaritana. Sicuramente le messe televisive o per radio o sui social sono un mezzo efficace per rimanere in comunione con il Popolo di Dio e i suoi pastori: si tratta di una modalità di partecipazione che ci auguriamo non debba proseguire per molto tempo, anche se necessaria e ben giustificata in questa fase di prevenzione del contagio. Aspettiamo il tempo in cui potremo cantare: « Ecco la dimora di Dio tra gli uomini….”. La comunione spirituale è un mezzo per aiutarci a entrare in comunione con il Signore che si è fatto Pane di Vita per donarsi a ciascuno. Nello stesso tempo, essa mette in evidenza il fatto che, talvolta, l’abitudine alla comunione sacramentale, se non è accompagnata dalla conversione del cuore e da una vita di testimonianza nella carità, rischia di perdere la sua fecondità.

Ci stiamo muovendo verso la "privazione" della messa questa primavera. Qual è il tuo consiglio ai cristiani cattolici?

Un altro punto che mi sembra positivo: questo tempo stimola le famiglie credenti a rivedere la trasmissione della fede, a spingere i genitori a diventare promotori di preghiera nella famiglia stessa. Dovremo riprendere con attenzione quest’aspetto. Abbiamo il nostro “dolce Cristo in terra” (come lo chiamava santa Caterina da Siena), Papa Francesco che ci offre ogni giorno delle indicazioni e che pone dei gesti pieni di significato. Si tratta quindi di seguire il nostro Pastore con fiducia e speranza: “Sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”. Una considerazione a proposito della globalizzazione di questa pandemia ci obbliga anche a ripensare il nostro rapporto con la Natura con la Terra. Un antico proverbio con saggezza ci ricorda che : “Dio perdona sempre, la natura mai”.

«La prigionia attuale fa parte del cammino verso i cieli nuovi e terra nuova».

P. Sandro Laini a.a.

«La prigionia attuale fa parte del cammino verso i cieli nuovi e terra nuova».

Padre Sandro, 79 anni. Attualmente sono volontario cuoco nella mia comunità di Firenze, con due ottimi « badanti », data la mia giovane età : Fra Giovanni Emanuele e P. Giuliano.

Come sacerdote confesso e accompagno spiritualmente un certo numero di persone e sono incaricato nella diocesi del discernimento spirituale con altri 4 sacerdoti, una missine che consiste nel seguire spiritualmente le persone disturbate dall’Avversario e di inviarle all’esorcista se necessario.

Inoltre seguo i laici dell’Assunzione in Italia, con ritiri mensili e accompagnamento spirituale, e con la spedizione via mail dei testi dei ritiri.

Ci dà uno sguardo alla situazione attuale legata alla pandemia dovuta al coronavirus Covid-19, e più precisamente al confinamento che gli italiani hanno vissuto per diverse settimane.

Chiesa Santa Maria Maddalena de' Pazzi

Resta a casa, limita i viaggi e le interazioni ... Possiamo avere la sensazione di vivere "come i monaci". Che ne pensi?

I monaci scelgono la clausura, noi no. Direi che siamo prigionieri di un piccolo virus invisibile a occhi nudo. Potrebbe essere simile a un governo fascista feroce con il coprifuoco di 24 h. La reazione è la paura e l’ansia, senza speranze per il futuro.  In psicoterapia analitica immaginativa tutto questo ha come simbolo « il Mostro ». Nella mia professione che non esercito più, quando il Mostro si presentava, solo chi aveva il coraggio di guardarlo negli occhi e di scoprire perché c’era, come era prima che fosse mostro, riusciva a trasformarlo con amore ed a cambiarlo meravigliosamente.

 La situazione mondiale di pandemia è inedita e in poco tempo è diventata tragica. Mi accorgo negli incontri personali che le reazioni della gente sono molto diversificate. I più deboli stanno già perdendo l’equilibrio con sintomi di depressione o violenza che richiedono di poterne parlare non agli psicologi in questo momento, ma a qualcuno che li ascolti senza dire nulla. Incontro anche molte persone equilibrate che con la loro fede, o la loro onestà di fondo, che affrontano il problema mantenendosi calmi e giorno dopo giorno, con la speranza senza illusioni.

Altare Maggiore Chiesa Santa Maria Maddalena de' Pazzi

Come possiamo acconsentire a questo parto "subito"?

E’ necessario capire che senso ha questo flagello. L’uomo e lo specialista dei virus sanno come avviene questo fenomeno, ma non sanno il perché.

Ora, per affrontare il Mostro della prigionia non scelta… occorre sceglierla, cioè fare di necessità, virtù. Ma non è automatico. E’ necessaria una visione filosofica e teologica, oltre che storica, su questo avvenimento tragico, per dare un senso profondo alle tragedie della vita. Davanti all’invasione dei Barbari che saccheggiarono Roma, al tempo di S. Agostino, S. Gerolamo reagì con la depressione scrivendo che non riusciva più a fare nulla, perché nella sua visione se la città eterna era distrutta il cristianesino era finito. S. Agostino invece montò in cattedra a Ippona e gridò al popolo la sua speranza : Un vecchio tossice e muore, non c’è da meravigliarsi ; una civiltà crolla e ne sorge una nuova. Roma non è eterna, solo la Gerusalemme nuova è eterna.

A questo punto la prigionia forzata, diventa volontaria, si trasforma nel nostro piccolo contributo per dare compimento  in noi alla passione di Cristo, dice S. Paolo. La prigionia attuale fa parte del cammino verso i cieli nuovi e terra nuova. Noi diciamo continuamente nella liturgia queste parole senza pensare a cosa significano in concreto. Cieli sta per « relazioni con Dio » e Terra per « relazioni con i suoi figli e figlie ».

Tuttavia, ci sono risorse che possiamo attingere dall'esperienza monastica per vivere meglio questa volta, che siamo credenti o no?

Non saprei cosa dire ad un non credente, perché ci sono almeno tre categorie di non credenti : quelli che non conoscono Dio, quelli che noi abbiamo profondamente scandalizzato e dei quali dovremo rispondere davanti a Dio, e i nemici di Dio come li chiama il Padre E. d’Alzon, cioè gli empi come dice la Sacra Scrittura.

Al credente non proporrei l’esperienza monastica, sovente idealizzata da chi non è monaco, ma persone ben concrete e sante, veri profeti del nostro tempo. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta : bambini, ragazzi, giovani e adulti laici, come ad esempio l’adolescente Calo Acutis morto a 15 anni, la cui causa diu beatificazione è già molto avanzata. Poi abbiamo anche figure prestigiose, senza parlare dei martiri di oggi, anche assunzionisti.

Ma ne siamo capaci, noi che abbiamo spesso disimparato a mettere la nostra interiorità e la nostra vita spirituale in primo piano nelle nostre preoccupazioni?

Se abbiamo disimparato l’interiorità e la vita spirituale… non solo non siamo capaci, ma siamo finiti, spacciati e… gravemente colpevoli davanti a Dio. La prima lettera del nostro Generale, P. Benedetto Grière, fu un invito angosciato, cioè con la sofferenza dell’anima, per spingerci a tornare al cuore della vita consacrata : la vita interiore e spirituale. Se nn ci siamo tornati è probabile che un flagello come il nostro virus, possa essere uno stimolo più efficace di una lettera, per farci tornare a Dio : « Torna al tuo cuore, là dove tu sei te stesso, e dove si affaccia Dio, tua struggente nostalgia » scrive S. Agostino.

Molti sono rinchiusi in coppia o in famiglia, nel bene e nel male. Anche nella vita comunitaria, i monaci a volte devono vivere in isolamento con i fratelli che trovano difficile sopportare. Come gestire al meglio le tensioni?

Sopportare pazientemente le persone moleste è una delle opere di carità spirituale. E questa virtù è un dono di Dio all’anima che prega molto e costantemente. Solo allora riesce a prende il fratello insopportabile come la croce migliore per santificarsi, perché non l’ha scelta lui.

I fratelli che abbiamo sono tutti doni di Dio, ma non possiamo pretendere che siano tutti dei regali graditissimi. Ognuno ha i fratelli che si merita, cioè lo sguardo su di loro è talvolta una nostra proiezione su di loro dei difetti che abbiamo e che non riconosciamo.

P. Sandro Laini a.a.

Ma non tutti si trovano inattivi. Alcuni sono sopraffatti dal telelavoro, dai compiti dei bambini, dalle faccende domestiche ... lontani dal pensionamento spirituale! Come impostare l'ora?

Non si tratta di regolare il tempo suddividendolo tra impegni di lavorio e impegni spirituali. Occorre imparare dalla preghiera costante e lunga, che tutto è preghiera, se impariano ad amare Dio e i suoi figli. Senza l’Amore di Dio accolto nella preghiera costante e lunga, e ridonato nella Carità che diventa sovrabbondante in noi e che trabocca dal cuore, il problema è insolubile. Abbiamo scritto biblioteche intere sulla vita attiva e contemplativa, senza capire che l’una senza l’altra non esiste.

Come gestire l'angoscia che costituisce, in questi giorni, il mondo esterno?

L’angoscia è il dolore dello spirito umano e dell’anima. Questo dolore fece dire a Gesù : L’anima mia è angosciata fino a morire, ma che dirò ? Padre liberami da questo ? Padre non la mia, ma la tua volontà sia fatta. La psicoterapia gestisce l’ansia. L’angoscia va gestita da un Amore ricevuto e ridonato in modo concreto, non a parole, con un servizio faticoso, gioioso e umile.

Quali pensi che saranno le conseguenze individuali e collettive di questo confinamento generale?

Il campo di concentramento mondiale che viviamo è una tecnica scientifica, usata da tutti gli Stati, o quasi, per eliminare il virus. La tecnica scientifica può essere anche salutare se vissuta come abbiamo cercato di viverla in queste settimane e di dirlo in questa intervista. Ma, dopo il virus ci saranno altri mostri, come durante tutta la storia umana, occorre apprendere la tecnica dello spirito e dell’anima. Quanto alle conseguenze della tecnica scientifica che usiamo tutti, preferisco non pensarci e mettere il futuro nelle mani di Dio, perché credo che sia abbastanza intelligente ed abbia qualche idea migliore delle nostre, e che sia più interessato di noi tutti a risolvere i nostri problemi, perché ci ama. Mi stupisce, caro aspirante giornalista, che i giornali cattolici che leggo non spieghino i gesti della Chiesa davanti a questo fenomeno mondiale. I libri profetici e storici della Bibbia mettono sotto gli occhi della nostra mente, cuore e spirito, gli interventi di Dio durante il cammino, a volte tragico della storia del suo popolo. Penso ad esempio al Libro dei Giudici. Inoltre una indulgenza urbi et orbi va spiegata, chiarendo cos’è la confessione e il perdono e cos’è l’indulgenza. Chi può farlo meglio della nostra Croix, fondata per questo, e non per dire ciò che piace e trovare le finanze per esistere ? So che queste ultime parole faranno dire che sono all’inizio della demenza senile, e questo mi fa sorridere, ma non posso tacere la confusione che vedo in Italia dove il giornale cattolico fa lo stesso del nostro.

Spiritualmente, come non scivolare in acedia

P. Sando Laini a.a.

L’accidia, ossia il non volere fare nulla, è uno dei 7 vizi capitali, quindi opera dell’Avversario in noi, che noi accogliamo quando mettiamo l’io al posto di Dio.

E’ la lotta spirituale, ben insegnata dal P. Emanuele d’Alzon con la vita e gli Scritti Spirituali. Se non studio la tecnica della battaglia sarò un soldato che perderà sempre la guerra.